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I nuraghi PDF Stampa E-mail
 

Il cammino intrapreso dalla civiltà sarda all'inizio dell'età del Bronzo (1800-1600) ha come testimone illustre un monumento noto a tutti coloro che percorrono le strade della Sardegna: il nuraghe.

I numerosissimi nuraghi presenti in Anglona, come gli altri monumenti risalenti all'epoca nuragica - vedi il nuraghe Arbu, nuraghe e pozzo sacro Irru presso Nulvi, il pozzo sacro di Predio Canopoli e fonte Niedda, nei dintorni di Perfugas - documentano una tecnica raffinata sia nella lavorazione della pietra che nella messa in opera.

Le soluzioni architettoniche adottate dai popoli nuragici per le loro edificazioni rivelano l'esistenza di intrecci commerciali e culturali col mondo occidentale, col Peloponneso e con le isole del Mare Egeo. I nuraghi plurimi, le tombe dei giganti risalenti al bronzo recente e finale (1300-1000) testimoniano invece gli scambi con Cipro e la Siria.

Testimone delle imprese per mare è un bronzetto, recuperato dal nuraghe Ispiene, nel territorio di Erula: si tratta di una delle più grandi navicelle nuragiche, conservata ora nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.


 
 
 

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