La civiltà Nuragica ha manifestato il forte valore religioso attribuito al culto dell'acqua con la costruzione, nell'isola, di numerosi templi a pozzo, architetture sacre preposte alla raccolta di questo elemento particolarmente prezioso nell'isola e a cui sono sempre stati attribuiti poteri taumaturgici.
Qualsiasi fonte d'acqua, caduta dal cielo o sorgiva, era provvidenziale per il sardo primitivo che doveva conservarla per i periodi di penuria estiva.
Solino e altri scrittori antichi affermano che le acque sono una benedizione per la Sardegna e conferma la presenza di fonti d'acqua calda, miracolosa per gli effetti terapeutici, in particolare per la cura degli occhi. E' dunque naturale pensare che all'acqua sacra del pozzo si ricorresse anche per il rito dell'ordalia.
Nel templio a pozzo, contenitore materiale dell'acqua sorgiva, ma anche regno sotterraneo del dio e degli dei delle fonti, il popolo nuragico praticava le proprie cerimonie cultuali.
Nell'atrio si svolgevano le funzioni religiose e si deponevano le offerte ma alla cella sacra sotterranea, dov'era raccolta l'acqua, accedevano probabilmente solo il sacerdote e le sacerdotesse mentre i fedeli sostavano nell'ambiente d'ingresso dove erano disposti sedili in pietra.
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