Valorizzare gli interni con le porte scorrevoli

Le porte scorrevoli, soluzione sempre più spesso adottata da chi ha bisogno di guadagnare il massimo spazio possibile, rappresentano anche una ottima opportunità di migliorare l’arredamento della nostra casa. Grazie ai numerosi modelli, materiali e design tra cui possiamo scegliere, non si avranno problemi a trovare la porta scorrevole perfetta per lo stile del nostro ambiente!
Vari modelli di porte scorrevoli
A seconda dell’arredamento della nostra casa e soprattutto dello spazio che abbiamo a disposizione, sceglieremo il modello che più ci pare idoneo tra i seguenti:
–porte scorrevoli a scomparsa;
porte scorrevoli a binario esterno;
–porte scorrevoli a vetro;
–porte scorrevoli a libro;
–porte scorrevoli a soffietto;
Ognuna di queste soluzioni presenta i propri vantaggi. Le porte scorrevoli a scomparsa, per esempio, offrono il maggiore risparmio di spazio, in quanto una volta aperte scompaiono nella parete, diventando esteticamente invisibili. Per collocare queste porte però, è necessaria l’installazione di un controtelaio, che potrebbe comportare una serie di lavori e costi non indifferenti.
Le porte scorrevoli a binario esterno, non scorrono all’interno della parete, bensì lungo un binario esterno posto sulla parete superiore del varco dove è collocata la porta. Questo modello è molto semplice e funzionale, in quanto non comporta nessun lavoro di ristrutturazione della parete, come nel caso del controtelaio. Il binario è di facile montaggio, l’importante è che sia lungo almeno il doppio rispetto alla lunghezza dell’apertura.
Le porte a soffietto funzionano ripiegandosi su sé stesse all’apertura. Generalmente poste in casa, perfette anche per ambienti professionali, come uffici o studi medici. Come riporta il sito http://www.portascorrevole.net, la praticità di queste porte è nota sin dai tempi degli Antichi Romani. Esempi di porte a soffietto sono state infatti ritrovate tra gli scavi di Pompei.
Queste porte garantiscono di attuare la divisione di un ambiente in maniera pratica e veloce, senza alterare lo stile dell’arredo in cui vengono inserite o nel migliore dei casi migliorandolo. Sono infatti disponibili differenti colori e design, che possono contribuire all’elaborazione stilistica della nostra casa o ufficio.
Le porte scorrevoli a libro è`un tipo di porta scorrevole che si chiude piegandosi su se stessa in maniera rigida. La chiusura avviene solitamente in rapporto ½, ovvero una metà della porta si richiude sull’altra, esattamente come un libro. Le porte a libro sono leggere e sono un’ottima soluzione per la divisione di due o più stanze interiori. La loro elevata leggerezza le rende infatti inadatte agli ambienti esteriori.
Sono comunemente utilizzate anche per armadi o cabine armadio, in quanto comode per essere aperte e chiuse spesso e con velocità.

I Gruppi elettrogeni

Che cos’è un gruppo elettrogeno? Non in molti sanno rispondere a questa domanda, essenziale per chi vuole procedere all’acquisto di un generatore di corrente. Come afferma il sito http://www.generatoredicorrente.eu, sarà ben difficile fare una scelta ponderata se mancano le conoscenze di base. Quindi andiamo un po’ a studiare il funzionamento di uno dei componenti fondamentali di questo argomento di grande portata, ovvero il cosiddetto gruppo elettrogeno. Sintetizzando al massimo, possiamo affermare che un gruppo elettrogeno è quella macchina costituita da un motore termico accoppiato a un generatore elettrico. Questa composizione fondamentale di un gruppo elettrogeno, è importante sia ben assimilata prima di poter affrontare i passi successivi.
Accingiamoci ora a dare un’occhiata da vicino ai principi funzionamento di questo sistema, ricordandoci però che questo articolo nasce a scopo puramente informativo, per cui le nozioni rischiano di non essere del tutto precise. Per chi è alla ricerca di informazioni tecniche dettagliate di tipo ingegneristico consigliamo il consulto di un sito tecnologico o scientifico specializzato.
Funzionamento del gruppo elettrogeno: La funziona principale e caratteristica del gruppo elettrogeno è quella di garantire e offrire una erogazione di energia elettrica, che sia in grado di supplementare eventuali cali o rimozioni di quella pubblica. Quindi com’è facilmente intuibile, il gruppo elettrogeno rappresenta un sistema fondamentale in tutte quelle realtà imprenditoriali e aziendali che non possono permettersi uno stacco improvviso nell’erogazione continua di energia, perchè i macchinari, o i processi produttivi, ne sarebbero altamente danneggiati. Stesso discorso vale per cliniche e ospedali.
Un gruppo elettrogeno può quindi lavorare in servizio continuo o solamente in casi di emergenza, a seconda delle necessità a cui intendiamo fare fronte. Possiamo dire con certezza che una delle migliori caratteristiche dei gruppi elettrogeni sta proprio nella loro capacità di rispondere con rapidità e flessibilità alle svariate esigenze e numerosi bisogni.
Andiamo ora a vedere come si distinguono i gruppi elettrogeni. Due sono le categorie in cui possiamo dividerli, in base alla loro tipologia di utilizzo: gruppi elettrogeni terrestri e gruppi elettrogeni marini. Come già suggerisce il nome, l’elettrogeno terrestre verrà usato a terra mentre il marino via mare.
Gruppi elettrogeni terrestri: Il gruppo elettrogeno terrestre trova campo di utilizzo esclusivamente su strutture terrestri, dato e considerato che non è dotato di tecnologie anti corrosione che invece caratterizzano i gruppi elettrogeni marini. Un gruppo elettrogeno terrestre è in grado di soddisfare fino all’intero fabbisogno energetico di un palazzo o di un’azienda, fino ad ospedali o supermercati.
Gruppo elettrogeno marino: Questo secondo gruppo viene normalmente utilizzato all’interno di piccole, medie o grandi imbarcazioni , sia da lavoro che da diporto. Evidente che in questo caso è necessario fare riferimento a specifiche tecnologie anti corrosione, per evitare i possibili rischi derivanti del contatto con i componenti marini.

Scopriamo le celle fotovoltaiche al silicio amorfo e micromorfo

Il silicio amorfo (a-Si) è la forma allotropica non cristallina del silicio. Questo materiale è un atomo tetra-coordinato che forma normalmente legami tetraedrici con altri quattro atomi di silicio confinanti.
Nel silicio cristallino questa struttura tetraedrica si ripete su larga scala a formare un reticolo cristallino ordinato, mentre nel silicio amorfo questo ordine a lungo raggio non è presente e gli atomi formano un reticolo disordinato. Gli atomi nel silicio amorfo possono non essere tutti tetra-coordinati. Dovuto della natura disordinata del materiale, certi atomi presentano legami disponibili difettosi che sono responsabili del suo comportamento elettrico. Il silicio può venire passivato dall’idrogeno, ottenendo il silicio amorfo idrogenato (a-Si:H), che presenta una densità di difetti sufficientemente bassa per il suo impiego.
Il vantaggio dall’utilizzo di questo materiale, deriva dal coefficiente d’assorbimento relativamente alto, tanto da bastare uno spessore di 5 μm per assorbire interamente lo spettro solare. Il contenuto utilizzo di silicio amorfo rispetto al cristallino, è quindi in linea con il problema dello shortage del materiale.
Il silicio amorfo vide un grande sviluppo negli anni ’80, quando l’efficienza delle celle fatte con questo semiconduttore raggiunse il 10%. Negli anni ’90 erano in commercio i primi sistemi fotovoltaici che utilizzavano moduli a silicio amorfo idrogenato con efficienza dichiarata del 10%. I primi risultati sperimentali portarono però a grande delusione a causa del verificarsi dell’effetto Staebler- Wronski, che consiste in un decremento brusco dell’efficienza quando i moduli vengono esposti al flusso intenso della radiazione meridiana (il cosiddetto “bagno luminoso”): dopo alcune ore di esposizione, l’efficienza si abbassa dal 10% iniziale al 6-7% e sembra stabilizzarsi a questo livello. La sperimentazione nel corso degli anni ha successivamente dimostrato che, oltre al brusco calo iniziale, l’efficienza continuava a diminuire lentamente nel tempo, fino ad arrivare, dopo qualche anno di vita, al 3-4% .
Gli studi effettuati per comprendere questo effetto hanno dimostrato che i fotoni luminosi spezzano i legami chimici che legano l’idrogeno al silicio nella molecola d’idruro. L’idrogeno si libera in forma gassosa ed evapora dal materiale; il silicio idrogenato passa nel tempo dallo stato microcristallino dell’idruro a quello del silicio amorfo puro, caratterizzato da scarsa fotosensibilità.
Negli ultimi anni si sta tentando di ovviare a questo inconveniente tramite giunzioni sovrapposte, che dovrebbero aumentare l’efficienza di partenza e rallentare la fuoriuscita dell’idrogeno. La soluzione sembra essere stata trovata nella tecnologia del silicio detto micromorfo.

Scegliere l’asciugatrice, ad esplusione o condensazione?

Una domanda che in molti si pongono al comprare una asciugatrice è se sia meglio sceglierne una a espulsione piuttosto che una a condensazione.
In entrambi i casi l’aria esterna viene aspirata e riscaldata all’interno grazie ad una resistenza elettrica convogliata da una ventola che si trova all’interno del cestello e emanando aria calda toglie umidità al bucato.
La differenza tra asciugabiancheria a espulsione e asciugabiancheria a condensazione è ritrovabile nella modalità di cedere all’esterno la umidità sottratta ai vestiti nel cestllo:
Tramite la modalità a espulsione o evacuazione, l’aria viene rimmessa all’esterno sotto forma di vapore. L’utilizzo di questo modello è maggiormente consigliato per ambienti areati, dove è possibile il ricircolo di aria durante l’attività dell’asciugatrice, altrimenti satura di umidità.
Nella soluzione a condensazione invece, l’aria raffreddata si trasforma in acqua ed è raccolta in un contenitore può eventualmente venire utilizzata per stirare. Questo modello di asciugatrice ben si presta a locali poco aerati in quanto non produce umidità di nessun tipo. Attenzione però a svuotare a tempo la cisterna, evitando scomodo trabocchi d’acqua e danni al macchinario. Ormai tutti i modelli sono dotati di un segnale luminoso o sonoro che ci avvisa dell’imminente saturazione.
Programmi speciali , cicli e tempi di un’asciugatrice
Ogni modello di asciugatrice è fornito di differenti programmi adatti a tessuti differenti, in modo da non rovinarne nessuno con trattamenti non propriamente consoni. L’asciugatura può avvenire mantenendo un grado di umidità molto utile in momento di stiraggio, o procedere ad una totale essicazione, per i vestiti che andremo a riporre direttamente nell’armadio o che vogliamo indossare al momento.
Per quanto riguarda le temperature da utilizzare, valori elevati non danneggiano i capi di biancheria. Anzi, come afferma il sito http://www.asciugatrice.eu, l’asciugatura attraverso l’ asciugabiancheria regala morbidezza alle fibre perché gli elementi calcificanti presenti al loro interno tendono a sciogliersi grazie al calore prodotto.
Quando andiamo a trattare delicati capi in lana, dovremmo assicurarci di utilizzare il programma adeguato se non vogliamo incorrere a brutti restringimenti o danneggiamenti del tessuto.
Il tempo di asciugatura varierà sensibilmente a seconda del programma selezionato.
Una funzione ritenuta molto utile è l’utilizzo del cesto con rotazione bidirezionale alternata , che garantisce una miglior resa a tutti i programmi.
Certi modelli di asciugatrici, solitamente i più costosi, vengono dotati di sensori che rilevano il grado di umidità residua del bucato e permettono di variare di conseguenza i tempi di asciugatura. Normalmente ci si aggira intorno ad un’ora e mezza, partendo da un minimo di 30 minuti fino ad un massimo di 2 ore per ciclo.

Seggiolini auto, evitano multe e salvano i bambini!

Potrebbe capitare che alcuni bambini, particolarmente se piccoli o un poco capricciosi, protestino ogni qual volta vengano fatti sedere sul loro seggiolino, creandoci problemi ad ogni viaggio in macchina. Molti bambini infatti vorrebbero sempre stare in braccio o in movimento, ma è necessario abituarli ad una corretta condotta, soprattutto quando ne va della loro sicurezza.
Se con un poco di severità li abituiamo fin dalla nascita a viaggiare in seggiolino, tutto sarà più facile, in quanto per loro diventerà normale. Presa l’abitudine, quando sarà più grande salirà da solo sul proprio seggiolino e si allaccerà le cinture di sicurezza. e`sempre bene però che siamo noi a chiuderle e controllare che tutto sia al posto corretto. Se nostro figlio si trova comodamente seduto in posizione sicura durante tutto il viaggio, potremo guidare tranquilli senza preoccupazioni.
A volte capita pure che i nostri bimbi soffrano di mal d’auto e che quindi si sentano particolarmente incomodi “legati” al seggiolino. Per evitare spiacevoli nausee legate al viaggio in automobile, è consigliato evitare di mettersi in movimento subito dopo i pasti e soprattutto è bene evitare liquidi. Preferire cibi secchi come pane, crackers e biscotti aiuta lo stomaco a mantenersi fermo. In caso di malessere è utile fare soste e prendere aria dimenticandosi della fretta di arrivare a destinazione. Per i casi più gravi esistono molti medicamenti che possiamo somministrare soprattutto in caso di viaggi di lunga durata. Questi farmaci inoltre inducono al sonno, così che sarà molto probabile che il nostro bimbo schiacci un bel pisolino e non si renda neanche conto di essere in macchina. Affinché dormano facilmente è essenziale l’acquisto di un seggiolino comodo e stabile, meglio ancora se provvisto di poggiatesta o schienale reclinabile, che consenta di mantenere una posizione distesa. Sarà come essere nel letto!
In caso invece il nostro bambino non ne voglia sapere di dormire, sarà utile munirsi di giocattoli o qualsiasi cosa possa distrarli o divertirli durante il viaggio. Anche cantare canzoncine e raccontare favole è un buon passatempo per i nostri bambini e anche per noi!
Sempre ricordarsi che l’uso del seggiolino e delle cinture di sicurezza è assolutamente obbligatorio, prima di tutto per garantire la sicurezza del bambino e in secondo luogo per evitare spiacevoli multe in cui andremmo a incorrere in caso venissimo fermati dalla Polizia o dai Carabinieri. Le multe in caso di mancate cinture di sicurezza ammontano fino a 275 euro. Perché rischiare?

Tende a pacchetto: diverse tipologie, da salotto o da veranda

Le tende a pacchetto nell’arredamento di interni
Le tende a pacchetto rappresentano una soluzione ampiamente adottata nell’arredamento di interni, grazie alla loro praticità, comodità e funzione decorativa. Nei salotti, nelle camere da letto o in cucina, le tende a pacchetto arricchiscono esteticamente le nostre stanze e offrono la possibilità di dare stile e personalità al nostro arredamento in maniera semplice e economica. Si dividono principalmente in tende a pacchetto tese e tende a pacchetto arricciate, ciascuna più adatta ad un certo di tipo di ambiente. Le tende a pacchetto tese meglio si abbineranno ad ambienti dall’arredo semplice e moderno, mentre le tende a pacchetto arricciate sono perfette alleate di uno stile più classico e “bon ton”. A seconda dell’effetto desiderato e dell’investimento che vogliamo effettuare, sceglieremo colori più o meno accesi, fantasie elaborate, o tinte uniche, sistemi di fissaggio a cordicella o motorizzati.
Le tende a pacchetto per ambienti esteriori
Negli ultimi anni la volontà dei designers sembrò quella di diffondere l’utilizzo di questi complementi anche al mondo dell’arredamento di sterni. Perfette per riparare dal sole le portefinestre, o per decorare una veranda, le tende a pacchetto sembrano trovare sempre più metodi di impiego e utilizzo.
La caratteristica delle tende a pacchetto di lasciar filtrare naturalmente la luce solare le rende particolarmente adatte anche alla loro applicazione all’ingresso di casa, per ricreare un passaggio ombreggiato e esteticamente originale.
Rispetto alle tende a pacchetto per interiori, le tende esterne vuoi per la pioggia, per il vento o per il contatto con il suolo, necessiteranno di essere lavate più spesso, ma visto che si tratta di materiali pratici come cotone e lino, il processo di pulizia sarà molto semplice e veloce.
I colori maggiormente adatti all’esterno sono quelli sgargianti, come giallo o arancione, anche se come sempre è questione di gusti. Questo sito internet ci consiglia, in caso non avessimo un giardino all’interno della nostra casa, di utilizzare le tende a pacchetto come arredo del nostro balcone. Al fine di evitare il più possibile sporcizia, pioggia e vento e la conseguente usura, possiamo ritirare le tende nei loro appositi scompartimenti tutte le volte che notiamo il tempo porsi minaccioso. Ciò consentirà un buon mantenimento delle condizioni delle nostre tende a pacchetto.
Insomma l’utilizzo delle tende a pacchetto è dei più svariati. Se ricerchiamo soluzioni economiche, soprattutto per l’esterno dove le possibilità di rovinarsi sono molto alte, l’idea migliore è quella di rivolgersi a supermercati, grandi magazzini e venditori online. Se abbiamo tempo e amore per i lavori manuali, ancora più economico è farsi le proprie tende a pacchetto in casa.

L’evoluzione del riscaldamento nelle nostre case

In Italia soprattutto al nord, avere un riscaldamento efficiente e a basso consumo è di primaria importanza per stare bene nelle nostre case e uffici riducendo il più possibile costi economici e di inquinamento. Gli impianti riscaldamento più comuni sono i famosi termosifoni, chiamati anche radiatori o caloriferi, anche se nel corso degli ultimi anni l’attenzione al medio ambiente e ai fattori di risparmio energetico, ha aperto la porta a sistemi alternativi, quali i pannelli radianti o i raggi infrarossi. Sul sito termosifoni.org è possibile trovare una descrizione dettagliata dei loro principi di funzionamento, qui ci concentreremo sulla loro evoluzione dai tempi antichi ai giorni d’oggi.
Gli antenati dei termosifoni
Le prime tracce di riscaldamento domestico si ritrovano nella Antica Grecia e nella Corea dei Tre Regni (37 a.C – 668 d.C.), dove una fornace produceva aria calda che veniva fatta passare negli spazi sotto il pavimento e nei bocchettoni del muro. Questo antenato dei nostri sistemi di riscaldamento veniva chiamato ipocausto dai greci e ondol dai coreani.
Successivamente nel XII secolo furono realizzati in Siria degli impianti più evoluti, in cui si faceva passare l’aria calda attraverso dei condotti nel pavimento, sistema che fui adottato nei bagni pubblici di tutto il mondo islamico medievale.
Gia dal XII secolo nell’Europa cristiana si cominciò ad utilizzare l’acqua per gli impianti di riscaldamento, per arrivare nel 1830 in cui fu installato il primo sistema a vapore nella casa del Governatore della Banca di Inghilterra.
I primi termosifoni moderni
Nella seconda metà dell’Ottocento entrarono in circolazioni i primi termosifoni come noi li conosciamo, inizialmente proprietà solamente delle famiglie più benestanti. Il materiale utilizzato in principio e ancora in circolazione fu la ghisa, lega ferro carbonio, dalle proprietà di condizione molto elevate ma dal peso specifico altissimo. Oggigiorno l’utilizzo di questo materiale è riservato alla costruzione di radiatori destinate a case d’epoca o palazzi antichi, mentre vengono preferiti acciaio o alluminio, materiali molto più leggeri, eleganti e flessibili.
I pannelli radianti
I pannelli radianti, che hanno preso sempre più piede negli ultimi anni, sono moduli precostituiti e collocati al di sotto del pavimento, dietro le pareti o il soffitto, affinché diminuiscano la differenza tra la temperatura esterna e quella interna. Rappresentano un sistema di riscaldamento economico e efficiente, regalano un calore omogeneo e piacevole e sono completamente invisibili all’interno dell’arredamento!
Pannelli riscaldanti a infrarossi
Ultimi arrivati, forniscono un calore salutare, in quanto i raggi infrarossi, che riscaldano solo oggetti e persone che incontrano sulla loro traiettoria, senza dispersioni nell’ambiente, hanno numerosi effetti benefici sulla salute fisica e psichica del nostro corpo. Il calore fornito è infatti molto simile a quello del sole, e anche se sono prodotti dall’elettricità, presentano un consumo davvero limitato, toccando un risparmio energetico del 50% rispetto ai sistemi di riscaldamento tradizionali a caldaia.

A cosa serve la luce pulsata?

La luce pulsata non è un metodo medico ed estetico che ha il solo fine di permettere una epilazione più duratura nel tempo, in quanto è in grado di rispondere anche ad altre e varie esigenze, in specie estetiche, presenti in moltissime donne. Conoscerle tutte può aiutarti a risparmiare qualche euro, nel momento in cui dovessi decidere di prenotare un ciclo di trattamento a luce pulsata.

Il primo e usuale problema cui la luce pulsata fa riferimento e combatte è, appunto, quello dei peli superflui. Quale metodo che agisce direttamente sul bulbo pilifero, scottandolo fino al punto di inibirne il potere di crescita del pelo, essa permette una duratura efficacia della epilazione e, secondo alcuni, anche se il tema è dibattuto, una epilazione permanente.

Certo, per raggiungere questo ultimo, ambizioso, risultato, non è sufficiente accontentarsi di poche sedute, ma sarà necessario un ciclo particolarmente esteso e intensivo. Ciò comporta dunque la necessità di una pazienza maggiore e, soprattutto, di un portafogli ben più ampio. Al di là di questo, è consigliabile consultare uno sito specializzato o meglio ancora uno specialista per essere sicuri che determinati trattamenti a luce pulsata, specie se prolungati nel tempo, non determinino conseguenze negative inaspettate e certo indesiderate.

 

Oltre la epilazione a luce pulsata

Come già abbiamo avuto modo di accennare, comunque, la luce pulsata non risponde solo alle esigenze di epilazione a lunga durata presentata da molte donne oggi, giovani e meno giovani. La tecnologia a luce pulsata può infatti risolvere un numero più vasto di problematiche estetiche che possono caratterizzare le donne in ogni età, e che dunque ingolosiscono chi decida di informarsi intorno a tali tipologie di trattamento.

Per presentare allora un semplice e sintetico elenco puntato di patologie o inestetismi cui la luce pulsata può porre rimedio, possiamo limitarci alla elencazione che segue, almeno a livello di esemplificazione. È chiaro infatti che sarà sempre meglio consultare uno specialista per chiedere se la luce pulsata possa essere una buona risposta a una propria specifica problematica.

In linea generale, comunque, e a mero titolo di esempio, possiamo riconoscere come la tecnologia di trattamento a luce pulsata può rispondere con efficacia alle seguenti situazioni di patologia o di inestetismo:

  • Presenza di lentiggini non desiderate
  • Segni della età
  • Linee del viso piuttosto marcate
  • Rughe non desiderate
  • Rimozione di peli, dunque epilazione, specialmente come si sa su peli scuri
  • Lesioni vascolari varie

Rigenerare i tessuti dentali con le cellule staminali

È necessario qui affrontare con grande delicatezza un tema come quello in oggetto: per di più in un periodo quale quello attuale, nel quale le discussioni e i dibattiti sul tema sono continui, inarrestabili e spesso acidi e di difficile valutazione. Questa circostanza deriva dai temi di particolare delicatezza che vengono a essere toccati dalle cellule staminali, e che non permettono spesso di affrontare simili discorsi con la dovuta serenità.

Qui cerchiamo allora di muovere i nostri passi a partire da una notizie recente, ossia una scoperta della scienza intorno alle nuove frontiere e ai possibili sviluppi di tale fronte tecnologico. Quando la biologia e la natura, in specie la intoccabile natura di ogni uomo, viene a essere sfiorata dalla scienza, infatti, ogni percorso si fa molto accidentato, e ogni passo deve essere guidato da una prudenza e da una attenzione estremamente elevati.

Per questo motivo, in questo articolo non vogliamo in alcun modo dare indicazioni vincolanti o sicure dal punto di vista scientifico, ma solo riportare qui in questa sede e dunque analizzare una notizia pervenuta dall’esterno. Non siamo insomma mossi da alcuna pretesa di esattezza, essendo invece ben consci dei nostri limiti in senso conoscitivo  scientifico. Prestate dunque attenzione e, se doveste essere interessati, informatevi presso un sito specializzato o presso un esperto.

Cosa si può prendere dai denti per le cellule staminali?

Si è infatti riconosciuto che i denti sono una ottime fonte di cellule staminali autologhe, a partire dalle quali si può dunque avviare una terapia, o meglio un trattamento, di tipo ricostruttivo per riparare a eventuali mancanze che dovessero venire a colpire un soggetto ai denti. Si pensi, giusto per citare un esempio, alla necessità di procedere a una ricostruzione del tessuto vitale che, nel dente, si sia dovuto rimuovere a causa di una infezione.

Oppure ancora, sempre per ricorrere a qualche caso che, a titolo di esempio, potrebbe guidare e facilitare ogni spiegazione, alla rigenerazione invece di un tessuto differente, quale quello parodontale, che si sia per esempio perso in una malattia periodontale. Tali cellule staminali potrebbero essere utilizzate anche ai fini di costruzione di protesi biologiche, o meglio per definire la struttura di queste, sia in senso totale che anche solo in senso parziale.

È evidente dunque che le cellule staminali possano aprire a molti usi e a molte salvezze per le persone: la questione richiede però continua ricerca scientifica.

Riattivare la circolazione con la pressoterapia

Può capitare di sicuro, e in certi periodi capita anche più spesso, di sentirsi pesanti, o gonfie, o anche solo stanche e affaticate in una parte specifica del corpo. Tale stanchezza, tale assai fastidioso senso di stanchezza e svogliatezza, può essere anche dovuto, certo tra le altre cose, anche a una circolazione sanguigna o linfatica a sua volta stanca e poco attiva, se ci si permette di utilizzare un linguaggio figurato, ma molto probabilmente anche assai efficace.

La cosa importante in questi casi, allora, è riattivare la propria circolazione, mediante uno dei tanti metodi che a tal fine sono stati ideati dalla scienza. Infatti, appunto, molte sono le diverse modalità in virtù delle quali è possibile operare in positivo sulla circolazione del sangue e dei fluidi nel corpo; metodi questi che sono per la maggioranza basati su una alternanza della pressione sul corpo. O meglio, su alcune specifiche e interessate aree del corpo.

Tale alternanza di pressione non può e non deve essere esercitata in maniera casuale e disordinata, bensì secondo tecniche particolari e in specie pensate, applicate poi secondo le particolari modalità che il caso concreto e la situazione sanitaria concreta faranno apparire consigliabile e opportuno. È proprio in questo che bisogna allora approfondire le specifiche conoscenze intorno alle metodiche mediche ed estetiche per la circolazione.

La pressione sul corpo per riattivare la circolazione

Proprio perché la pressione è una delle ragioni e delle modalità che permettono di riattivare in maniera efficace la circolazione, allora è intorno a tale specifica metodica che si dovranno concentrare i nostri sforzi interpretativi. Una delle tecniche che, in particolare, sono tra le più semplici e immediate e interessano un esercizio di pressioni alternate sul corpo, è quella del massaggio.

Il massaggio esercitato da un esperto è capace infatti di toccare le zone giuste per far defluire i liquidi linfatici stagnanti verso le zone atte alla loro eliminazione, e al contempo di stimolare il sistema circolatorio del sangue. Il risultato combinato di tali risultati comporta una riattivazione efficace della circolazione, con effetti benefici sul corpo.

Come può aiutare la pressoterapia?

La pressoterapia altro non fa se non esercitare quel gioco alternato di pressioni che il massaggio opera invece in maniera manuale. Tramite un macchinario che gonfia e sgonfia le guaine che compongono la apparecchiatura per la pressoterapia, i fluidi da eliminare verranno spinti verso i reni, e il sangue ricomincerà a circolare al meglio.